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Le pratiche sociali

Uno dei momenti in cui si vedono in azione le pratiche sociali è quello dell’accoglienza dei nuovi membri che, infatti, si svolge spesso secondo modalità stabili.

Quando nel forum compare il messaggio di un nuovo utente, tutti quelli che lo leggono subito rispondono dando un caloroso benvenuto. Qualcuno si dilunga maggiormente, altri scrivono solo qualche riga, ma comunque chi legge il messaggio di un “nuovo” solitamente non lo ignora e usa un tono abbastanza caloroso, in modo da trasmettere fiducia e a far capire che nella comunità ci si trova bene.

Generalmente i newbies tendono a presentarsi secondo due modalità: o sono in cerca di informazioni pratiche e, quindi, il loro primo post è una semplice domanda di chiarimenti, informazioni, consigli; oppure sono in cerca di un supporto emotivo e di comprensione, e allora il primo post sarà molto più lungo, racconterà della propria esperienza di fobia sociale, del proprio disagio, solitamente esternando la felicità per aver trovato così tante persone nelle sue stesse condizioni.

La prima modalità di presentarsi, alcune volte, è un modo defilato per “tastare il terreno”, per capire se la comunità non sia troppo chiusa, ma al contrario aperta al dialogo e ad offrire supporto emotivo. I membri esperti della comunità sono consapevoli di ciò, forse proprio perché anche loro hanno usato lo stesso approccio, e quindi rispondono in maniera calorosa e rassicurante anche ai post del primo tipo. Dopo aver fornito le informazioni richieste, quasi sempre invitano a rimanere sul forum, a parteciparvi e assicurano che lì si troverà comprensione e appoggio. Anche quando c’è un periodo in cui ci sono pochissime nuove adesioni, i membri si interrogano sul perché, e cercano di analizzare il loro modo di accogliere i nuovi, di dar loro le informazioni e i consigli richiesti.

E ci sono anche inviti a chi legge il forum ma non scrive, a contribuire:



Può invece capitare che un nuovo arrivato si presenti con un post lunghissimo e che sia pieno di aspettative e speranze di trovare subito quell’appoggio e quelle soluzioni che cercava da tempo. In questi casi spesso succede che egli sia deluso dall’accoglienza che, per quanto calorosa, non riuscirà mai a soddisfare le sue aspettative. Infatti, essere una comunità empatica non significa dover da subito fare proprie le sofferenze e le emozioni degli altri, ma essere predisposti ad accoglierle e a comprenderle.

A parte questi casi eccezionali, quasi tutti i nuovi arrivati tendono a fermarsi nel forum e cominciano a parteciparvi attivamente.

Anche se forse non è possibile parlare di un vero e proprio “rituale di accoglienza” con formule e comportamenti precisi, si può sicuramente parlare di una pratica di accoglienza che è quella di essere calorosi, empatici e di cercare di mettere il nuovo arrivato a proprio agio, cioè cercando di capire le sue aspettative e la sua situazione e, se è il caso, cercando di rispettare la sua riservatezza, non forzandolo eccessivamente ad aprirsi: tutte competenze sociali sviluppate nell’interazione con gli altri nella comunità.

Anche per quanto riguarda gli abbandoni, la tendenza generale è quella di fare di tutto per convincere chi vuole andarsene a restare, anche se in questo caso è difficile parlare di pratica poiché intervengono fattori specifici e personali per cui molte situazioni di abbandono vengono gestite facendo riferimento ai personali rapporti di amicizia che si sono creati tra i membri. I motivi principali di abbandono sono molto diversi tra loro.
Molti hanno lasciato il forum soprattutto in corrispondenza con il cambio dell’host. La lentezza del secondo host era veramente ingestibile e molti si sono disaffezionati al forum.

Per gli altri abbandoni, per altro molto rari, nell’ordine della decina dalla nascita del forum, si è trattato o di differenza insanabile di vedute o perché la fobia sociale era migliorata e, quindi, la motivazione che faceva partecipare al forum risultava indebolita e ci si sentiva in imbarazzo rispetto a chi ancora soffriva di fobia sociale, come spiega uno dei membri:



Le pratiche che coinvolgono quelle che vengono definite come competenze sociali, cioè il saper relazionarsi, rispettare le norme della comunicazione e le norme sociali della comunità in questione, trovano un altro momento di espressione esplicita nei rari casi di “flaming”, termine usate per indicare il battibecco o il litigio online, magari anche con l’uso di termini forti oppure offensivi.

Va subito detto che nella comunità AFS il flaming è rarissimo, proprio perché predomina un clima di empatia e comprensione e perché tutti sono molto attenti a rispettare l’opinione e i sentimenti degli altri: le situazioni in cui c’è disaccordo o divergenza di opinione sono poche e vengono subito razionalizzate ed esorcizzate.

Inoltre tutti tendono a seguire la netiquette tipica dei forum online, ad esempio non usando il maiuscolo per “urlare”, prova di ciò è il fatto che gli interventi dei moderatori per chiudere una discussione perché stava diventando troppo “calda”, sono stati due in tutta la storia del forum e si trattava di inviti amichevoli che sono stati subito seguiti.

L’unico vero caso di flaming è capitato nelle prime fasi di sviluppo della cultura della comunità ed è stato un contrasto insanabile nato tra alcuni partecipanti che non soffrivano di fs, ma di un altro tipo di disagio, e un partecipante socialfobico, proprio sullo spazio che i non-socialfobici occupavano nel forum.

Già prima che il flaming in questione scoppiasse, qualcuno si era interrogato su questa possibilità:

Questo tentativo esplicito di prevenire il flaming sul forum non nasce dall’esigenza di regolare i troppi flaming, ma dal fatto che la pratica del flaming è una pratica che andrebbe totalmente contro lo spirito di una comunità di Auto-Mutuo Aiuto, rovinando quell’atmosfera empatica che la caratterizza. Per questo motivo il flaming viene evitato ed esorcizzato immediatamente, creando una specie di pratica sociale anti-flaming.

Gli interventi seguenti mostrano come anche in questo ambito si sia sviluppata una sorta di identità di gruppo, che spesso spinge a ragionare in termini di “socialfobici vs normali”. Meccanismo che da un lato rinforza il senso d’appartenenza, ma che dall’altro potrebbe chiudere la comunità in se stessa. Questo pericolo sembra però non esserci, in quanto questa tendenza a ragionamenti del tipo “noi vs loro” viene subito sopita riportando equilibrio, come dimostra questo dialogo tratto dal forum:

L’apertura del gruppo è enfatizzata anche in questa risposta alla domanda “Avete sviluppato usi e costumi tipici della vostra comunità?”:



Se è vero che, dalla mia esperienza, AFS è un gruppo molto aperto e disponibile ad accettare chiunque, va anche detto che la forte enfasi sulla necessità/dovere di essere aperti che si riscontra nei post, mi sembra anche dovuta al fatto che essa possa servire da retorica atta a confermare e trasmettere all’interno e all’esterno della comunità una caratteristica fondamentale per l’identità AFS, cioè l’essere disponibili.


Tesi di Laurea:
"Apprendimento e pratiche in una comunita’ virtuale di auto-mutuo aiuto. Ruolo della tecnologia nel sistema sociale di apprendimento di una comunità AMA online."

di Francesca Menegon


- Università degli Studi di Trento -
- Facoltà di Sociologia -
- Corso di Laurea Specialistica in Lavoro, Organizzazione e Sistemi Informativi -