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Superare il digital divide

In seguito alle considerazioni precedenti sembrerebbe che, anziché favorire uno sviluppo sociale ed economico equilibrato, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione tendano ad aumentare il divario tra Nord e Sud del mondo e ad acuire le disuguaglianze e il conflitto sociale in seno alle grandi democrazie.

La popolazione del cyberspazio è costituita, ancora, da un élite di persone colte, spesso benestanti, residenti nelle aree urbane dei paesi industrializzati.

Sebbene la progressiva riduzione dei prezzi dei computer e dei costi di accesso alla rete stiano ampliando notevolmente il bacino d’utenza di Internet, permettendo a quote sempre maggiori di popolazione di usufruire dei vantaggi della rivoluzione tecnologica, un intervento correttivo e regolatore, guidato dagli organismi internazionali e dai governi, pare essere imprescindibile per colmare il divario.

Molti tecno-utopisti, che sono stati tra i maggiori artefici dell’esplosione di Internet, sono assai critici nei confronti un possibile intervento pubblico volto ad equilibrare i meccanismi del mercato. Secondo questi tecno-utopisti, la diffusione di massa delle tecnologie informatiche dovrebbe essere conseguita gradualmente, grazie alla riduzione dei prezzi dovuta alla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, e dovrebbe compiersi coinvolgendo quote sempre maggiori di popolazione (Tramanti, 2003, pp.9-10).

Ma questo processo spontaneo non appare soddisfacente a chi sia interessato allo sviluppo di Internet ai fini della democrazia.

Oggi le difficoltà ad essere in rete sono sia di tipo economico, ma in particolar modo di tipo culturale.

Il divario digitale è un problema complesso che coinvolge diversi aspetti correlati, e che non può essere risolto semplicemente con la diffusione di computer e accessi alla rete Internet.

Nei paesi occidentali sono ancora molti quelli che, pur avendole disponibilità economiche necessarie a sostenere l’investimento iniziale per collegarsi al cyberspazio, non utilizzano Internet perché non ne percepiscono l’importanza o l’utilità, o perché sono intimoriti da quanto di segreto ancora caratterizza modem e computer (Unicab - Ricerche di Marketing, 2000).

E’ anche per ovviare alle difficoltà di carattere culturale, legate alla formazione, all’età o al genere, che anche un intervento pubblico correttivo delle disfunzioni del mercato, appare auspicabile.

L’equa distribuzione delle informazioni potrebbe essere garantita se le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione fossero in grado di rompere vecchi monopoli e strutture di potere che hanno portato, con il passare del tempo, al consolidamento delle disuguaglianze sociali, mentre in realtà li rafforzano o creano nuovi monopoli. Il che significa che, da una possibile democratizzazione dell’informazione, le nuove tecnologie andando contro le proprie finalità potrebbero creare nuove disparità. Da tutto ciò nasce l’esigenza di una politica più matura e di un’approccio politico che consideri la piena complessità dello sviluppo tecnologico e l’implicazione delle ICT, in termini di potere e di dominazione (Innis, 1983, p.16).

Dal punto di vista di chi crede nella validità del processo democratico, le tecnologie dell’informazione rappresentano la possibilità di radicalizzare questa esigenza.

Se una società di cittadini si fonda sul presupposto che ciascuno abbia la possibilità di raggiungere un certo benessere e l’assicurazione dei propri diritti civili, uno Stato dovrebbe pensare ad assicurarli a tutti i suoi cittadini, annullando il conflitto tra forniture di beni e diritto di cittadinanza. In una società che ha perso le sue caratterizzazioni ed in cui la conoscenza e la professionalità diventano valori di un nuovo modo di produrre, determinando le capacità soggettive dell’individuo, è necessario predisporre iniziative e piani sociali che allarghino a tutti i cittadini la possibilità di avere e di utilizzare queste chances (Sias, 2002, pp.150-151).

In questo senso, oggi, le risorse comunicative diventano strumenti, e rappresentano elementi essenziali, di una cittadinanza democratica reale, che non possono essere universalmente garantiti in un sistema di produzione e distribuzione regolate da soli meccanismi di mercato; infatti, quando l’accesso alle risorse comunicative ed informative necessarie per una vera cittadinanza sono legate alle risorse economiche individuali, si generano sostanziali disuguaglianze che insidiano l’universalità del diritto di cittadinanza. E gli esclusi da questi pieni diritti sono, naturalmente, i soggetti più poveri che, emarginati dal mercato, vanno a sommare a problemi e disuguaglianze pregresse, anche l’impossibilità di fruire delle nuove opportunità offerte.

Internet ha così sviluppato quelle caratteristiche di apertura, universalità, decentramento che la rendono portatrice di istanze democratiche.

Esistono, tuttavia, anche argomenti contrari all’intervento pubblico.

Oltre a quelli di carattere generale, riconducibili alle inefficienze causate dall’intromissione nei meccanismi della concorrenza, ce ne sono due che riguardano specificatamente la rete (Carlini, 1996, pp.128-130.). Il primo consiste nell’onerosità degli interventi necessari per dotare delle infrastrutture tutte le aree che ancora ne sono prive. Il secondo è rappresentato dalla propensione mostrata dai governi a controllare e regolamentare quello che circola sulla rete. Questa tentazione irresistibile, potrebbe trasformarsi in forme poco tollerabili di censura e limitazione della libertà di espressione.

D’altro canto, come ha esaurientemente spiegato Carlini, i modi in cui lo stato può agire per far valere l’interesse generale sono molteplici e possono concretizzarsi in diverse forme di economia mista, che garantiscano l’equità senza rinunciare all’efficienza e che si adattino alle particolari esigenze di decentramento della rete telematica (ivi,p.136).

Tesi di Laurea in Comunicazione Politica :
"Democrazia e nuove tecnologie: rischi di esclusione e opportunità di partecipazione"

di Sara Cirulli


- Universita' per Stranieri di Perugia -
- Facolta' di Lingua e Cultura Italiana -
- Corso di Laurea in Comunicazione Internazionale -