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La società dei saperi

Nella sua opera “L’intelligenza collettiva ” Pierre Levy individua lo spiraglio per la nascita di quello che chiama un nuovo “spazio antropologico”, dominato dall’importanza cardinale del sapere e della conoscenza.

Con il termine “spazio antropologico” si fa riferimento ad
…un sistema di prossimità (spazio) proprio del mondo umano (antropologico) e dunque dipendente dalle tecniche, dai significati, dal linguaggio, dalla cultura, dalle convenzioni, dalle rappresentazioni e dalle emozioni umane.

Caratteristica di questi spazi è la tendenza a non sostituirsi agli spazi precedenti ma a sovrapporvisi, rimodellandoli e ri-articolandoli in base alle nuove istanze dominanti.

Lo spazio della Terra, basato sul rapporto degli uomini con il cosmo, lo spazio del territorio, segnato dalla nascita dell’agricoltura, della scrittura e delle unità statali, lo spazio delle merci, dominato dai flussi di materie prime, mano d’opera e informazioni, si ristrutturano in funzione del nuovo spazio, incentrato sulla padronanza delle informazioni e sulla capacità di coordinarle.

Gli indizi della nascita del nuovo spazio del sapere andrebbero rintracciati nella crescente terziarizzazione dell’economia, nella necessità sempre più sentita dalle aziende di connettersi ad altre per scambiarsi informazioni e riallacciarsi ad una serie di servizi complementari, nell’esigenza continua di rinnovamento e creazione di nuovi saperi per far fronte ad una realtà sempre più complessa.

Gli elementi di novità di questo spazio sono la velocità con cui si evolvono i saperi e le conoscenze tecnico-scientifiche, il grande numero di persone chiamato a produrre nuove conoscenze e i nuovi strumenti basati sul digitale utilizzati per il trattamento delle informazioni e per la loro trasmissione.

Lo Spazio del sapere individuato da Levy non rappresenta un’analisi della società odierna ma acquisisce, piuttosto, valore progettuale. Per l’autore la crescente difficoltà di gestione di una società in cui la necessità di coordinamento e organizzazione delle informazioni e delle conoscenze specialistiche dei campi più diversi è sempre più sentita, deve attualizzarsi attraverso la messa in comune delle esperienze individuali in immaginanti collettivi all’interno dei quali “le potenzialità sociali e cognitive di ciascuno possano svilupparsi e ampliarsi reciprocamente ”.

Il sapere diventa gestibile soltanto attraverso una partecipazione piena degli individui ad una collaborazione che prevede il rispetto della diversità delle esperienze dell’altro e l’inserimento in un processo di apprendimento reciproco e continuativo.

L’intento di Levy è indicare una strada possibile per la risoluzione di alcuni problemi cruciali: il progressivo assottigliarsi della sfera pubblica e del legame sociale sotto la spinta individualizzante del mercato, in un contesto in cui gli stati nazionali stanno gradualmente perdendo la loro capacità di influenza rispetto a quest’ultimo; la crisi del lavoro, sia sotto le spinte della crescente automazione delle funzioni produttive che nei termini di una maggiore difficoltà nello stare al passo con la richiesta, stimolata dal vorticoso processo di innovazione, di competenze sempre più specialistiche dal punto di vista tecnico e relazionale.

La proposta di Levy deve essere considerata una potenzialità, non certo come una premonizione.

Rifkin , pur essendo concorde con le teorie sulla società dell’informazione nell’attribuire un peso sempre più rilevante alla conoscenza e all’informazione rispetto ai beni materiali e ponendole al centro del processo di trasformazione sociale in corso, evidenzia come la cultura stia attraversando un processo di marcata mercificazione.
Rileva come la proprietà intellettuale venga raramente scambiata, rimanendo in possesso del fornitore, che in cambio di un pagamento in denaro ne permette l’accesso in forma temporanea o comunque limitata.

…la proprietà di beni materiali diventa sempre più marginale per l’esercizio del potere economico, mentre quella di beni immateriali si sta trasformando nella forza dominante di un sistema economico fondato sull’accesso. Idee sotto forma di brevetti, diritti sulle opere dell’ingegno, marchi, segreti industriali e relazioni sono utilizzate per creare un nuovo tipo di potere economico in cui pochi “megafornitori” controllano estese reti di utenti .

Si assiste al passaggio da una logica economica basata sulla dicotomia venditori/compratori ad una incentrata sulla coppia fornitori/utenti.

La prospettiva delle aziende si sposta dalla produzione al marketing, in una logica che vede l’utente al centro di un processo di personalizzazione che mira alla costruzione di relazioni economiche a lungo termine.

L’instaurazione di una relazione con il cliente è la chiave d’accesso per l’ingresso in un rapporto economico teso a coprire l’intera esperienza di vita di quest’ultimo. Il cliente, e la capacità di relazionarvisi, costituisce in sé stesso un valore economico, tanto maggiore quanto più può estendersi lungo l’intero arco della vita (lifetime value, come viene chiamato dagli specialisti di marketing).

Secondo Rifkin “l’era dell’accesso si definisce, soprattutto, attraverso il crescente asservimento delle esperienze alla sfera economica ” mediante una progressiva infiltrazione di quest’ultima in porzioni sempre più ampie della vita quotidiana degli individui. 

Il quadro dipinto da Rifkin, pur definendo il sapere, i beni immateriali, l’informazione e la componente relazionale come risorse strategiche nell’attuale contesto sociale, ci mostra un paesaggio notevolmente distante dal progetto delineato da Levy.

La cardinalità del sapere all’interno del processo di trasformazione in corso non ci dice come i vari attori in gioco si relazioneranno in rapporto a quest’ultimo.

Nel progetto di Levy ci troviamo di fronte ad un rapporto con il sapere esercitato in maniera partecipativa, vissuto attraverso un processo di costruzione collettiva da parte dei cittadini. D’altra parte non possiamo non considerare le tendenze in corso descritte da Rifkin, di crescente accentramento del controllo da parte di grandi multinazionali sulla fruizione culturale dei cittadini, sempre più relegati al ruolo di ricettori di pacchetti confezionati su misura.

E’ indubbia, nel contesto di una società sempre più incentrata sulla capacità di creazione, gestione e distribuzione della conoscenza, l’importanza rivestita dalle tecnologie basate sul digitale. Salutate da molti entusiasti come tecnologie di libertà, capaci di rinvigorire le fondamenta delle istituzioni democratiche stimolando processi di maggiore partecipazione dei cittadini alla sfera pubblica e allo stesso tempo considerate da altri uno strumento nelle mani delle grandi imprese per accrescere il loro controllo sulle vite e sulle esperienze individuali, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione si prestano ad utilizzi molto differenti e il loro potenziale è suscettibile a sviluppi molto diversi.


Tesi di laurea in Sociologia della Comunicazione:
"Il software libero Open Source. Una dimensione sociale"

di Andrea Todon


- Università degli Studi di Trieste-  
- Facoltà di Scienze della Formazione -
- Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione -

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